Cessione del credito

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Cosa si intende per cessione del credito

Nel sistema legislativo italiano la cessione del credito è un negozio giuridico, un atto, attraverso il quale è data facoltà ad un soggetto che vanti un credito alienabile, quindi cedibile, di trasferire il suo diritto di proprietà su tale credito ad altro soggetto.

Dunque il soggetto cedente trasferisce la titolarità del ceduto ad un terzo, detto cessionario, e questo passaggio può avvenire a titolo gratuito o oneroso.

Nella seconda ipotesi, chiaramente, il cedente vende il suo diritto a pretendere sull’oggetto del credito in cambio del suo corrispettivo, decurtato di una determinata cifra liberamente e dettagliatamente contrattualizzata col cessionario.

La cessione presuppone che gli effetti di recupero del credito possano liberare il cedente al momento dell’atto, ovvero coinvolgerlo fin quando il credito non si sarà perfezionato, dando origine rispettivamente alla cessione pro soluto o pro solvendo.

E’ una situazione ricorrente e che molto spesso si traduce nell’esigenza di rientrare di una certa somma, seppur fortemente diminuita, in testa ad un credito vantato nei confronti del debitore, cui il cedente non riesce a far fronte ovvero nei casi in cui sia in condizioni di necessaria liquidità.

La cessione del credito può avvenire tanto fra soggetti privati quanto fra pubblici, come nel caso in cui vengano rimesse agli agenti riscossori autorizzati le somme di cui devono rientrare amministrazioni o enti, a fronte di crediti a vario titolo vantati sul cittadino.

Interessenza della cessione del credito

L’accesso al credito da parte di dipendenti e pensionati, siano essi del settore pubblico o privato, comporta per istituti di credito, intermediari finanziari e enti diversi, la necessità di mantenere un certo equilibrio fra quanto erogato e quanto sistematicamente deve rientrare.

La remunerazione del credito, ossia del capitale prestato, avviene attraverso gli interessi che questi soggetti applicano sulle somme rese disponibili ai richiedenti, rappresentando la fonte di guadagno nonché sostentamento dell’intero sistema.

Se però questo equilibrio dovesse alterarsi, ad esempio a seguito di una forte crisi che restringe la capacità di far fronte agli impegni peCr chi abbia contratto un dato debito, banche e finanziarie cedono la titolarità del diritto che vantano sul credito concesso, ovviando alle problematiche connesse ai recuperi legali e preferendo un minor introito a fronte di un immediata pulizia del parco debitorio.

Altre formule di cessione del credito

Un accenno particolare è d’obbligo per specifiche prassi regolamentate quali il factoring o lo sconto bancario.

Nella fattorizzazione dei suoi crediti un’azienda cede la titolarità degli stessi a società finanziarie specializzate o banche che liquidano le somme vantate ma non ancora riscosse e trattenendo compensi e diritti vari di riscossione.

Gli intermediari in tal modo acquisiscono i diritti sui crediti con rivalsa sul cedente, in caso di formula pro solvendo, o senza rivalsa in caso di cessione pro soluto, quest’ultima molto più sconveniente per l’azienda.

Lo sconto bancario prevede che l’azienda ceda un solo credito non ancora scaduto e sempre salvo buon fine, scostandosi in ciò nettamente dal factoring in cui essa cede l’intera titolarità dei crediti presenti e futuri.

Quando la cessione del credito torna utile ai privati

Qualora ci si trovi nella situazione di avere redditi così bassi che non necessitano dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate con provvedimento n°165110/2017, ha dato facoltà ai soggetti incapienti, ossia quelli rientranti a vario titolo nella no tax area, di usufruire di cessione di credito d’imposta relativa alla stessa detrazione non goduta perché non assoggettabile ad alcun reddito, per tutti gli interventi di riqualificazione energetica su parti comuni condominiali.

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